Dopo il trasporto presso le sedi della Biennale si è dovuto realizzare un montaggio finale del plastico.
La scelta è ricaduta su un montaggio a secco, che potesse da un lato mettere in evidenza il criterio di realizzazione di tutta la grande superficie di oltre quaranta metri quadrati e dall’altro consentire il futuro smontaggio di tutta l’opera per un sua futura ricollocazione.
I curatori dell’allestimento hanno predisposto un piano di appoggio opportunamente sagomato di circa quaranta centimetri di altezza che potesse offrire una visione complessiva del modello, mentre, salendo sulla rampa terminale del padiglione che conduce su un piccolo balconcino, il tipo di collocazione permettesse un effetto di visione a volo d’uccello di tutta la città di VEMA.
La fase di montaggio è stata eseguita, durante i giorni di inaugurazione del Padiglione Italiano l’otto e il nove settembre 2006, con i tecnici del DIAPReM all’opera, immersi nel pubblico di giornalisti ed autorità.
L’idea dei curatori è stata quella di offrire al pubblico specialistico e a tutti coloro che erano connessi e collegati con la visione da una webcam da internet, una simulazione di atto creativo della città di VEMA: come se i costruttori fossero veramente all’opera.
I tecnici del DIAPReM con camici bianchi e guanti di lattice cercavano di completare tutto il montaggio nei suoi dettagli e procedure di ritocco, portando all’interno del Padiglione un po’ per volta mattonelle e formelle corrispondenti ai diversi ambiti tematici.